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Fino all’anno 1948, quando entrò in vigore la Costituzione della Repubblica italiana, le leggi italiane in materia di cittadinanza contenevano una evidente discriminazione: si consideravano italiano i figli e figlie di uomini italiani, ma non di donne. Sebbene oggigiorno dette normative siano state dichiarate incostituzionali (Legge 555 del 1912 e secondo una interpretazione estensiva, il Codice Civile del 1865) le stesse continuano a produrre effetti. Così, i discendenti di donne italiane che siano nati prima del 1948 non hanno diritto di ottenere la cittadinanza italiana attraverso il Consolato territorialmente competente. Il processo giudiziale è dunque necessario in questi casi per sanare detta discriminazione nel caso concreto e specifico, ed ottenere così una sentenza giudiziale che riconosca il diritto alla cittadinanza in capo ai discendenti vivi di coloro che hanno subito detta discriminazione.

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